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5 Novembre 2022

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo del credito d’imposta a favore delle reti di imprese agricole e agroalimentari


La legge di Bilancio 2021 ha previsto la concessione, per i periodi d’imposta dal 2021 al 2023, del credito d’imposta a favore delle reti di imprese agricole e agroalimentari costituite anche in forma cooperativa o riunite in consorzi o aderenti ai disciplinari delle ‘strade del vino’.

Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con un provvedimento dello scorso 20 maggio, ha definito i criteri e le modalità di applicazione e fruizione del credito d’imposta prevedendo che:

  • l’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile è pari al credito d’imposta richiesto moltiplicato per la percentuale resa nota con provvedimento del direttore delle Entrate;
  • il credito d’imposta può essere utilizzato esclusivamente in compensazione, a partire dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento sopra citato;
  • ai fini dell’utilizzo in compensazione, il mod. F24 è presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Il credito d’imposta utilizzato in compensazione non può eccedere l’importo disponibile, tenuto conto delle fruizioni già avvenute o in corso, pena lo scarto del mod. F24.

Per consentire ai beneficiari l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta in parola, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 64/E del 3 novembre 2022, ha istituito il codice tributo ‘6990’ denominato ‘Credito d’imposta e-commerce delle imprese agricole – articolo 1, comma 131, della legge n. 178/2020’.

5 Novembre 2022

Misure fiscali per il welfare aziendale – Art. 12 Dl n. 115/2022


PREMESSA

Vista l’esigenza di adottare misure per contenere i rincari di luce e gas l’articolo 12 del decreto legge n. 115/2022, meglio noto come decreto Aiuti-bis, dispone, ma soltanto per il periodo d’imposta 2022, che il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati al lavoratore dipendente, nonché le somme erogate allo stesso dal datore di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini dell’Irpef nel limite complessivo di 600 euro.

Ambito soggettivo

Beneficiari delle misure contenute nell’articolo 12 del decreto legge Aiuti-bis sono i lavoratori già individuati in base alle regole stabilite dall’articolo 51, comma 3, del Tuir. Ci riferiamo ai titolari di redditi di lavoro dipendente e di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.

L’articolo 12 introduce un aumento, per l’anno d’imposta 2022, dei c.d. fringe benefit che il datore di lavoro può corrispondere anche ad personam.

Ambito oggettivo

L’articolo 12 citato deroga quanto previsto dall’articolo 51, comma 3, del Tuir stabilendo che, limitatamente al periodo d’imposta 2022, viene fissato un nuovo limite massimo di esenzione e si ampliano le tipologie di fringe benefit concessi al lavoratore.

Il decreto Aiuti-bis, dunque, innalza da 258,23 a 600 euro il limite massimo di non concorrenza al reddito di lavoro dipendente dei beni ceduti e dei servizi prestati, nonché delle somme corrisposte per il pagamento delle utenze domestiche. Inoltre, sono incluse tra i fringe benefit anche le somme erogate o rimborsate ai lavoratori dai datori di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche di luce, gas ed acqua.

Allargamento della quota di non concorrenza alle utenze domestiche

Abbiamo visto che la norma in commento prevede che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente, oltre al valore di beni ceduti e dei servizi prestati, anche le somme erogate dal datore di lavoro ai dipendenti per il pagamento delle utenze domestiche.

Tali utenze debbono riguardare immobili ad uso abitativo posseduti o detenuti, sulla base di un titolo idoneo, dal dipendente o anche dal coniuge o ancora dai familiari, a prescindere dal fatto che negli stessi abbiano o meno stabilito la residenza o il domicilio, a patto che ne sostengano le spese.

Nel perimetro applicativo della norma sono comprese anche le utenze per uso domestico – intestate al condominio – che vengono ripartite fra i condomini e quelle per le quali, pur essendo intestate al locatore sono addebitate a carico del locatario o dei propri coniugi e familiari.

Al fine di evitare che si fruisca più volte del beneficio in relazione alle medesime spese, il datore di lavoro è tenuto ad acquisire una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti che le medesime fatture non siano già state oggetto di richiesta di rimborso, non solo presso il medesimo datore di lavoro, ma anche presso altri.

Il dipendente è tenuto a conservare tutta la documentazione indicata nella dichiarazione sostitutiva per eventuali controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria.

La giustificazione di spesa è valida anche se intestata ad un soggetto diverso dal lavoratore dipendente, purché la fattura sia intestata al coniuge o ai familiari indicati nell’articolo 12 del Tuir. Le somme erogate dal datore di lavoro possono riferirsi anche a fatture emesse nell’anno 2023, purché riguardino consumi effettuati nel 2022.

Superamento del limite massimo e relativa tassazione

Dalla relazione illustrativa all’articolo 12 del decreto legge Aiuti-bis emerge che la disciplina applicabile è quella dell’articolo 51, comma 3, del Tuir e che la deroga a tale comma, introdotta dalla disposizione in parola, riguarda esclusivamente il limite massimo di esenzione e le tipologie di fringe benefit concessi al lavoratore, senza comportare alcuna modifica al funzionamento del regime di tassazione in caso di superamento dei limiti di non concorrenza stabiliti dalla norma.

Per la prima volta, con la misura in esame, la soglia di esenzione viene elevata a 600 euro. Da 258,23 euro si è passati a 516,46 euro per il periodo d’imposta 2020. Tale misura di non concorrenza alla formazione del reddito di lavoro dipendente dei beni e dei servizi erogati gratuitamente ai dipendenti è stata confermata anche per l’anno 2021. Ora, come anticipato, si eleva la soglia a 600 euro.

Qualora, in sede di conguaglio, il valore dei beni o dei servizi prestati, nonché le somme erogate o rimborsate ai lavoratori dai datori per il pagamento delle utenze di acqua, luce e gas, risultino superiori al limite di 600 euro, il datore di lavoro è tenuto ad assoggettare a tassazione l’intero corrisposto, ossia anche la quota di valore inferiore al limite di 600 euro.

Alcune indicazioni sulla modalità di applicazione

La circolare ha chiarito che la misura trova applicazione soltanto per l’anno d’imposta 2022. È bene, tuttavia, ricordare che si considerano percepite nel periodo d’imposta anche le somme corrisposte entro il 12 gennaio del periodo d’imposta successivo a quello a cui si riferiscono.

Infatti, in base al principio di cassa, che presiede alla determinazione del reddito di lavoro dipendente, la retribuzione deve essere imputata in base al momento di effettiva percezione della stessa da parte del lavoratore e il momento di percezione è quello in cui il provento esce dalla sfera di disponibilità dell’erogante per entrare in quella del percettore.

In tema di benefit la circolare precisa che lo stesso si considera percepito dal dipendente ed assume, quindi, rilevanza reddituale, nel momento in cui tale utilità entra nella disponibilità del lavoratore, a prescindere dal fatto che il servizio venga fruito successivamente.

Rapporti con il bonus carburante

Il regime di fringe benefit in parola, ovvero con limite massimo di 600 euro costituisce un’agevolazione diversa da quella del bonus carburante.

Ne consegue che, al fine di fruire dell’esenzione da imposizione, i beni e i servizi erogati nel periodo d’imposta 2022 dal datore di lavoro a favore di ciascun lavoratore dipendente possono raggiungere un valore di 200 euro per uno o più buoni benzina ed un valore di 600 euro per l’insieme degli altri beni e servizi nonché per le somme erogate o rimborsate per il pagamento delle utenze domestiche.

Inoltre, se il valore del bonus carburante supera i 200 euro, lo stesso concorre interamente a formare il reddito ed è assoggettato a tassazione ordinaria.

Tale regola trova applicazione anche quando il lavoratore dipendente sceglie di sostituire i premi di risultato con il bonus in parola e/o con i fringe benefit .

Dunque, anche nell’ambito dei premi di risultato, qualora il valore dei beni ceduti (ivi inclusi quelli relativi al bonus carburanti), dei servizi prestati e delle somme erogate o rimborsate per il pagamento delle utenze domestiche, sia di importo superiore ai rispettivi limiti fissati dalle due norme in commento, ovvero i 600 euro per il regime temporaneo di cui all’articolo 51, comma 3, del Tuir e/o 200 euro per il bonus carburante, ciascun valore, per l’intero, sarà soggetto a tassazione ordinaria.

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